30 marzo 2007

28 marzo 2007

credo che dio sia color salmone

e se poi tutto quello che colori si scioglie
con la pioggia,
allora sarà servito ad insegnarti ad usare colori indelebili.
sogni il rosa dappertutto e lo butti sulle tele.
le donne dei fiori profumano di rosa
mentre i figli si svegliano alle 3 di notte con la regina di cuori
che recita un'antica canzone:
'muoiono gli uomini in battaglia ripetendo nelle loro teste
"torna a trovarmi".'
avvisatemi se avete paura
che la paura cercherò di allontanarla in modo drastico.
è questo che voglio.
bevo vino e non mi accorgo che macchia.
macchie indelebili dentro il cuore
scivolando giù nello stomaco come un'anguilla.
bandito nella notte cercando mani da rapinare
senza dire nulla.
con lo sguardo di chi cerca la vista
perduta in un incidente di percorso che ha fatto "TIN".
semplicemente "TIN".
mi ricordo bene quel suono,
dentro di me, di sera, d'estate, d'amore.
archi che nell'ombra tendevano verso le stelle.
frecce appuntite che colpivano il cuore così
in profondità
da temere il giudizio divino.
di vino.
apro e chiudo la porta per sentire il freddo della maniglia,
profumo di olive dimenticate in un mare grigio di carrelli di metallo dove giacciono
due corpi nudi che non riescono ad incastrarsi come vorrebbero.
canta allora, canta
fra le lacrime di una canzone d'uccello.
ti troverò nella stanza di qualcun altro
e allora sarò grande abbastanza da prendere un aereo e schiantarmi nel blu.
prima che possa farlo tu.
il tempo passa e con lui anche la parte che abbiamo recitato in questa vita
così lunga, così traditrice,
così bella, così puttana.
che ci chiede soldi per un pò di divertimento.
senti che vento là fuori,
ci porterà via, senza che ce ne accorgeremo,
ci porterà lontano sulle nostre nuvole che cambieranno forma a loro piacimento.
occhi dolci,
ieri non sapevo chi ero.
oggi non so cosa fai.
domani non so dove saremo.
soffierò su aerei di carta per farli volare
su teste idiote che credono di conoscere i segreti
delle armoniche.
ma il suono viene da dentro la mia anima.
ora so.
che la pietra affonda in un mare d'amore portandomi con sè
sorridendo al demonio denaro dalle tasche bucate.
lettere su lettere su zattere come megattere
che sbottano perchè vogliono solo fottere.
e addio alla sincerità che il fante di cuori piega con cura insieme
alle buste di plastica di mia nonna.
ma voi non sapete che i fiori crescono anche sopra i tetti,
e io me ne vado a new york.

26 marzo 2007

senatus popolusque romanus

solo per strada con la pioggia nervosa che non smette di ticchettare
sui vetri della macchina,
come uno scrittore gravido di parole
batte i tasti con lettere ingiallite.
i tergicristalli obbediscono come schiavi su navi romane
ai comandi della frusta.
oooohh issa!
oooohh issa!
e mi portano lontano su mari d'amore
finchè mi incaglio su sabbie piene e scogli di ricordi.
allora
freno
e guardo i vetri che si appannano lentamente.
accendo la radio e...

(negramaro. estate.mp3)

timpani

non so cosa scrivere.
sono le 00.13 e fuori piove.
ripenso a domeniche diverse, quando non tornavo a casa.
e adesso invece torno a casa dopo una serata piena di luci colorate e musica.
ma le luci e la musica che voglio io non ci sono.
ripenso a tante parole dette e non dette.
e un telefono spento alle 3 di notte.
i miei cuscini, il mio piumone,
il comodino, i libri per terra sul parquet.
tutto mi sta tremendamente stretto.
sogni d'oro.

23 marzo 2007

7

E’ il numero della sensibilità e della fantasia, e anche del sesto senso ad esso è associato Nettuno.
Chi "possiede" questo numero potrebbe diventare un pittore, scultore o musicista.

lacrime per un coccodrillo. morto.

johnny's in the basement
mixing up the medicine
i'm on the pavement
thinking about the government.
ci resto finchè non crollo.
gli occhi si chiudono su parole piene di rabbia, piene di voglia,
sature di stanchezza.
mi cade la testa, la musica non si ferma.
sono lontano da tutto, senza confini, senza boe, senza linee gialle
nelle metropolitane.
e così arriva un treno, veloce, mi sbatte l'aria in faccia
proseguendo dritto per la sua strada.
tanto il treno è più forte di me.
ma io non mi sposto
socchiudo gli occhi e spingo le cuffie nelle orecchie.
non mi fai paura treno.
non mi fai paura.
è passata,
è svanita,
l'ho colorata di rosa e l'ho lanciata nel mare.
i'm on the pavement
i'm on the pavement
i'm on the pavement
i'm on the pavement
l'occhio rasoterra dà vita all'inanimato.
l'occhio rasoterra è l'amico che non ho mai avuto.

22 marzo 2007

vero come il ghiaccio, come il fuoco

la mela verde rotola nel prato delle illusioni
e le strade sono grandi con palazzi così alti che toccano
i sogni
e io resisto al volo
ancorato al tombino della fantasia
i fogli si tagliano in piccoli pezzi e diventano
neri
e rossi
e grigi.
poi tornano bianchi.
alle due non c'è nessuno.
tornate più tardi.
le vacanze sono fatte per parlare.
io parlo col giudice vestito di rosso
che mi accusa di essere andato via.
e durerà la mia pena fin quando qualcuno mi salverà.
le chiavi restano sul televisore.
e il fuoco si spegne nel sole
con la canna da pesca per scovare anguille come pensieri.
parto
porto
aperto
esperto
coperto dalle nuvole che si schierano a proteggere il cielo.

21 marzo 2007

goodmorning maccheroni

mi sveglio pensando al profumo di un piatto di maccheroni
come li preparava mia nonna.
le sue mani rugose che impastavano farina uova e acqua
fino a diventare una pasta giallina con una consistenza meravigliosa.
e quel ferretto di metallo col quale li arrotolava precisi.
io osservavo accanto a lei.
il mio naso a stento superava l'altezza del tavolo.
e allora quella piccola sedia blu in vimini intrecciato era la cosa più importante
per me.
ci salivo sopra e vedevo tutto perfettamente.
ogni tanto la mia piccola mano buttava un pò di farina su quel tavolo di marmo.
e il ragù preparato chissà come.
anni e anni con mio padre a cercare di raggiungere lo stesso sapore, ma niente.
solo lei è custode, ormai chissà dove, di quei sapori.
good morning maccheroni,
il primo giorno di primavera è freddo
e mi consolo con questo ricordo.
mio nipote mi indica la strada da percorrere mentre guido verso casa sua.
è piccolo.
le sue manine si attaccano alle mie dita.
mi porta in giro per casa a farmi scoprire
i suoi segreti che una volta erano miei.
guardo i suoi occhi attenti, curiosi, pieni di vita.
e la mia vita cammina accanto alla sua.
felice.
cresci forte, annusa gli odori che ti piacciono di più,
fatti rapire dai colori più vivi,
lasciati trasportare dall'amore per le cose semplici, sono quelle che ti resteranno
dentro come una cicatrice.
e un giorno anche tu, svegliandoti un mercoledì mattina,
sentirai il profumo di un piatto di maccheroni preparati
dalla nonna per te.
e ancora per me.
e ci ricorderemo dei nostri maccheroni.

19 marzo 2007

polvere nel vento

nuvole grigie, scure, forti, belle.
vento che soffia forte.
mi porta lontano, via, via, via.
via di qui.
velocemente via di qui, via da tutto.
alzo polvere e volo via.

15 marzo 2007

BANG!

cerco ancora di più
sento che il più non mi basta mai e dopo il più c'è il meno che è uguale all'infinito.
nell'infinito si perdono le mie parole urlate nel cuore
della notte
su freddi binari che si osservano impassibili,
inermi sotto acciaio sopra pietre.
equidistanti sempre
dall'amore.
diventano dita
diventano vita per occhi che si incrociano.
la sabbia del mare e confusioni notturne
che si rincorrono nei giorni.
saltano piedi, saltano gambe
saltano cuori.
come saltano in aria case, palazzi sotto aerei
carichi di morte.
amore e morte.
morte all'amore nei freddi minuti di un anno che comincia finendo
col sette.
sette, sempre sette comunque sette.
settimana, settore, settaggi.
dovunque sette.
e sette bacchette mangiacassette
sorridono in fossette comprando borsette
puntando baionette
si sentono amiche.
ma i vestiti e le discoteche
rubano l'amore.
n.y.c.

14 marzo 2007

mercurio nel sole

lo sento dentro, quasi fosse un cacacacacacacaca.
chiedetevi cos'è.
io non do risposte.
è dentro ognuno di voi.
dentro di me.
dentro di te.
è solo una.
solo uno.
è solo tanti.
ed io rimango occhi nel sole,
faccia alla luna, piedi nel blu.
ascolto un minuto, due ore, tre giorni, quattro mani.
wednesday.
mi sento piccolo on wednesday
perchè quello che mi circonda
è una palla che gira vorticosamente
e lentamente mi risucchia.
wednesday.
mi manchi come sempre.
senza le tue parole al mattino
mentre mi lavo i denti e ti sento dietro .
on wednesday.
ti vesti voltandomi le spalle
e mi guardi dallo specchio.
e così in quello specchio l'immagine
distorta di un amore volato via,
on wednesday.
i still love you,
on wednesday.

play-stop-rewind

solo con i miei pensieri.
mi guardo dentro cerco risposte.
le trovo le studio, le analizzo.
come un ricercatore, al microscopio passo la mia vita, il mio passato, il mio futuro.
ascolto parole che mi hai detto, le riavvolgo come un nastro dell'86:
REWIND...
PLAY...
STOP...
REWIND..
e scopro note nascoste, note sfuggite che hanno stonato alla Prima.
ma paganini non ripete, e allora
suonerò la mia armonica lee oskar, con calma, assaporando l'odore del legno
che si posa sulla lingua ed entra nei polmoni.
il sole scalda, la luna scruta.
le stelle mi fanno compagnia.
e fra mille stelle, tu sola stella sai cosa devi fare.

09 marzo 2007

finestrini

ho raccolto la mia disperazione
come si raccoglie la roba sparsa in camera.
l'ho raccolta tutta, una maglietta a forma di cuore, un paio di calze, l'amore, fare l'amore, le carezze, i baci, gli abbracci, le mutande,
il maglione, le urla, le mani,
i capelli, la camicia, i jeans.
ho raccolto tutto e l'ho messo in macchina.
e poi via al buio.
ho lavato tutto con le lacrime.
forti, copiose, lacrime di disperazione.
lacrime sui finestrini, lacrime sul volante, sul pomello del cambio,
sulla radio.
lacrime sul telefono mentre una voce
era solo una voce a poche centinaia di metri da li.
io piango davanti ad un cimitero.
il silenzio.
tutto quello che è rimasto, solo il silenzio, violentato dal mio pianto.
loro hanno ascoltato tutto, ognuno con la sua vita dimenticata, ognuno con la sua
morte diversa.
hanno ascoltato in silenzio tutti intorno a me
mentre dicevo "mi sveglio e non ci sei, vado a letto e non ci sei".
hanno ascoltato mentre diceva "anche tu non ci sei"
hanno ascoltato "mi manchi da morire"
hanno ascoltato il silenzio.
un angolo di notte dove lavare i miei panni sporchi.
solo.
abbandonato alla mia voglia di piangere,
solo piangere.
avevo voglia solo di quello.
e di una vita fatta da quattro mani, quattro occhi, quattro gambe,
venti dita, due teste, due nasi, quattro orecchie, due bocche, due corpi, quattro braccia.
un amore.
e quella maledetta casa che e' crollata prima di essere costruita.
io, figlio di un ingegnere, che da piccolo seguivo mio papa' dappertutto, nei
cantieri, sulle strade ad imparare come si faceva a costruire una casa,
da dove si partiva, come facevano a costruire il secondo piano.
io che seguivo una casa da quando le sue matite con le mine ricaricabili
tracciavano le righe sui fogli.
quando le sue penne a china 0.1, 0.2 e 0.3 ricalcavano i segni leggeri delle matite.
io che andavo a fare le copie dei progetti in copisteria e li riportavo con quel profumo strano
di ammoniaca mista a chissa' cosa.
e poi giorno dopo giorno vedere come quelle righe piatte diventavano stanze, bagni, cucine,
sogni.
io, figlio di un ingegnere.
che volevo fare l'ingegnere.
la mia casa l'ho lasciata li.
su un foglio stropicciato, bagnato da lacrime, cancellato da gomme di incomprensioni.
e in quella casa ora è rinchiuso tutto il mio dolore.